Sei più Cinofilo o Ailurofilo?

Tratto dal sito 

Simbolismo del cane e del gatto

 

Il cane è più affine all’estroversione, mentre il gatto all’introversione. Premessa: estroversione significa che il soggetto osservante trova il suo oggetto d’osservazione nel mondo esterno, e da questo trae energia, viceversa perde energia nel rapporto con il mondo interno. Intoversione significa che il soggetto osservante trova il suo oggetto d’osservazione nel mondo interno, da cui trae energia mentre la perde nel rapporto con il mondo esterno.

L’estroversione nel cane è dovuta principalmente al suo bisogno di andare all’esterno in compagnia del padrone. Il cane si porta fuori. Il comportamento del cane è gregario, si lega al padrone in modo tale che esso sostituisce tutti i suoi bisogni primari: il padrone riunisce in sé le caratteristiche della coppia alpha dell’antenato lupo, cosicché in un rapporto sano col cane, esso è sempre beta rispetto al padrone. In questo modo l’estroverso, che tende a non instaurare un rapporto saldo con la sua interiorità, trova un elemento di confronto costante all’esterno di sé, da cui trarre energia. La sua originaria natura nomade si fa notare nel rapporto col cibo: l’ingordigia inesauribile del cane (simbolicamente, le tre bocche spalancate di Cerbero) deriva dal suo opportunismo alimentare, il branco si spartisce il cibo che, appena disponibile, deve essere consumato. Elemosina il cibo dal suo padrone. Il suo fare rimanda alla dipendenza che il padrone interpreta come fedeltà.

L’introversione nel gatto è dovuta al suo esplorare silenzioso l’ambiente, specialmente di notte (simbolo dell’inconscio). È prevalentemente solitario o si incontra con altri gatti senza interagire (apparentemente), si lega più al luogo che conosce fin nei minimi particolari e pare scegliere le sue amicizie di elezione non solo con i suoi simili ma perfino con gli esseri umani. Il rapporto col cibo è distaccato, il gatto mangia tanto quanto gli serve per saziarsi e non di più, non elemosina il cibo ed è schizzinoso. Il suo fare quindi rimanda a una riservatezza che il padrone interpreta come indipendenza. Il gatto non può essere tenuto a guinzaglio né tantomeno portato fuori, è il gatto che segue o meno il padrone: anche questo contribuisce a celare il gatto agli occhi di coloro che non ne sono i padroni, rendendo la sua figura nascosta, “occulta” e quindi, interiore. Così il punto di riferimento del gatto è la casa, il suo interno, così come lo è l’inconscio per l’introverso.

 

Potrebbe interessarti...